Gli incontentabili - Gli incontentabili

Gli incontentabili di Roberto Moroni

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Cronache dal Salone del Libro/4

Img 0437Img 0445Be’, ma dai! Era ovvio che avrei finito per andarci alla Famosa Festa Einaudi, no?
Del resto, come al solito, basta conoscere le persone giuste e arrivi dappertutto – mi sembra di non dire nulla di nuovo.
Nel mio caso (di pretto imbucato), fui cavaliere di una signora piuttosto nota nel mondo delle lettere, che generosamente mi contattò in extremis quando già era sorta, dolorosa, la fumata bianca del non-invitato-all’Evento-però-se-vuoi-ci-sono-altre-possibilità: nix, alla festa dei peones, quella di Minimum Fax, giammai – piuttosto in albergo a scanalare tra i porno. Cioè: o Roma o morte e se indietreggio uccidetemi, che da qualche settimana si porta pure bene.
“Vieni?”
“Mah. Boh. Veramente pensavo…”
“Sono qui al concierge”.
“Mi precipito”.
Ecco, da qui a pensare che l’evento si presti a un racconto scoppiettante ce ne corre.
Intanto, per dire, è pieno di polizia. Fuori, naturalmente, perché dentro è tutta una splendida cornice di auto d’epoca. Dimenticavo: siamo in una specie di museo della Fiat, come si potrà vedere dagli indegni scatti dell’iPhone qui accanto. La door selection è terrificante: agli invitati sprovvisti di regolare biglietto come me guardano in bocca – da qui la fama millenaria dell’evento. Le donne son tutte in lungo (qualcuna anche in largo, ma per come son messo io di ‘sti tempi dovrei solo star zitto).
In generale, gli invitati sono quasi tutti appartenenti alla crema del potentato editoriale italiano. Uno non si riesce a immaginare cosa possa concentrare, a livello di massa specifica, un piccolo conclave parlottatorio in cui sono coinvolti Inge Feltrinelli, Gian Arturo Ferrari, Renata Colorni e Mario Andreose. A vista, pare qualcosa da cui star lontani, dato l’alto rischio implosione e conseguente risucchio nel buco nero. Non per niente Elias Canetti, uno dei primi frequentatori delle Feste Einaudi a Torino, dedicò a queste un piccolo classico dell’astrofisica appunto intitolato Massa e Potere. (Peraltro, nel who’s who della Festa mancava giusto Calasso, vedi il caso).
Img 0443Img 0438L’atmosfera è bellissima, così rarefatta, così charmant, così… Einaudi, appunto.
Tutti in tiro, dicevo, salvo naturalmente gli Autori. In quanto tali, gli Autori si sentono in dovere di arrivare mezzi stracciati, se no che Autori sono? Io stesso sono stracciato, pur non essendo (non ancora, perlomeno) un Autore Einaudi. Probabilmente puzzo anche un po': naturalmente mi sono lavato prima di presentarmi al Quarto Empireo, ma è scritto che nei luoghi in cui si respira cultura ci debba sempre essere qualcuno che la traspira.
Molto nervoso, inizio a bere, e capisco subito che non mi fermerò e ne combinerò qualcuna. Quando Inge Feltrinelli indica una vecchia, futuribile Abarth Pininfarina e dice “Come mi piacerebbe avere una macchina del genere!”, l’imbecille che dorme in me si sveglia e risponde: “Ma signora, perché non se la compra?”.
Fino a un certo punto, la struttura del chiacchericcio persegue un’orbita circolare, secondo il camminamento attorno alle automobili.
Poi incontro qualcuno più ubriaco di me, che da seduto si sbraccia con entusiasmo e grandi sorrisi a salutare nella mia direzione. Segue scena consueta: mi volto per vedere se il qualcuno alle mie spalle si è reso conto del saluto, perché è evidente che ci dev’essere qualcuno (non io) che viene salutato e che sta alle mie spalle. Quindi – dicevo – mi volto, pronto, nel caso, a segnalargli la sbracciante seduta laggiù. Non c’è nessuno. Senti, io però la sbracciante non la conosco, quindi non è me che saluta. D’altra parte non c’è nessuno tra la sbracciante e me. D’altronde, la sbracciante si sbraccia sempre di più, e a quel punto il battito sale e la traspirazione triplica. Quando viene verso di me dicendo “Ma Roberto! Non mi riconosci? Sono C.!” mi trovo ormai prossimo al collasso cardiocircolatorio.
Ma certo. E’ C. Come ho fatto a non riconoscerla?
E’ una gran bella signora, alta, abbronzata, occhi azzurri e tutto quanto e pare così felice, ma così entusiasta di vedermi e abbracciarmi che in un’altra occasione avrei pensato che forse (omissis).
Il fatto è che C. io l’ho vista una volta sola in vita mia, per un tempo limitato a una fetenzia di pranzo giapponese nei dintorni della Casa Editrice Giulio Einaudi, sempre a Torino, sette o otto mesi fa, alla presenza del capo della narrativa sempre Einaudi, di cui C. è ascoltatissima consulente.
Bene, per tutta la durata del pranzo, C. aveva davanti a me e alla sua principale relazionato, con gelida determinazione, quale frustrante, faticosa e in definitiva inutile esperienza fosse stata la lettura dell’oblungo manoscritto che avevo consegnato in casa editrice tempo addietro.
Una mitragliata da incubo – davvero senza pietà alcuna – durata due ore sopra il mio inerme ma evidentemente colpevole romanzo, del quale si salvava giusto la carta, che forse si poteva riciclare sul retro per farci disegnare mia figlia.
A fine pranzo baci, abbracci e niente di personale, semmai ci risentiamo se e quando hai tramutato in oro la merda (non lo si prenda per virgolettato, ma il senso era quello). Ora, e sia detto senza ironia alcuna: C. è una delle persone più professionali che abbia mai incontrato nell’ambiente da quando ho aperto la mia modesta attività. Magari non abbiamo proprio gli stessi gusti, ma è coscienziosa, scrupolosa, zelante (e su scrupolo e zelo credo ci siamo capiti). Detto questo, non nego che il calore dimostratomi alla Festa Einaudi mi faccia molto piacere, solo che mi lascia un po’ basito.
“Allora, l’hai poi finito quel tuo gigantesco romanzo?”
“Be’, diciamo che l’ho momentaneamente interrotto.”
“Noooo! E perché?”
Img 0429In quel momento, lacrime agli occhi, avvisto un blogger amico, uno che invece un altro libro me l’ha addirittura presentato.
Caso unico, è venuto con moglie e figli. Lui e moglie a dire il vero sono un po’ freddini, ma avranno avuto i cavoli loro, e comunque i figli sono simpaticissimi – la ragazzina un vero splendore, il che mi ricorda lo splendore della mia, di ragazzina, e mi vien su un chatwiniano “Ma che ci faccio, qui?” che mi chiude lo stomaco.
Img 0431Purtroppo non abbastanza, perché la mia resa all’imminente e spettacolare buffet è totale.
Ce n’è di ogni, ma di ogni davvero.
Magno e bevo, ri-bevo e ri-magno.
Ormai sono pronto a difendere con tutta la mia corpulenza la signora che accompagno, inaspettatamente messa in pericolo di vita da un ringhioso critico nemico e ancora più ubriaco di me, dunque capace di tutto. Per fortuna non servirà.
Img 0427E’ il momento del sigaro, quindi esco.
Fuori trovo un giallista altissimo e vendutissimo in libretti blu come l’abito che indossa, che la signora che accompagno mi ha precedentemente presentato con sprezzo del mio alito. Solo quest’anno lo scrittore ha avuto quattro o cinque dei suoi libri in classifica contemporaneamente, ma io non ne ho letto neanche uno.
Così, per far conversazione, trovo un incipit che più simpatico non si può: “Tu quest’anno hai avuto quattro o cinque dei tuoi libri in classifica contemporaneamente, ma io non ne ho letto neanche uno.”
Le Feste Einaudi devono fare quest’effetto. E dire che di solito non mi va di rischiare gli schiaffi.
Ma lo scrittore è un grand’uomo: non solo non si scompone davanti alla mia cafonaggine, ma ascolta e argomenta con calore da neoeletto al Senato il pauroso pippone politico che gli attacco, e le responsabilità degli intellettuali, e la massa indottrinata, e i fascisti della porta accanto, e, e, e.
Quindi accadono due cose incredibili: la prima è che lui dà alle mie farneticazioni delle risposte piene di senso e buonsenso, la seconda è che io le ascolto.
Gente, non so i suoi libri, ma lui diventa all’istante il mio idolo, e direi che è anche un bell’uomo.
Quando rientro invece se ne aggira un altro, di scrittore, un neo-noto, un Piperno-like (o piuttosto Piperno-wannabe), uno che pare più attento a costruire rapporti, reputazioni, loggette e consorterie, invece che romanzi.
Però invece i suoi due libri li ho letti – o meglio, ci ho provato, per il motivo di cui sopra. Insomma, poi non mi piacevano, però una possibilità gliel’ho data.
E, ancora infiammato d’entusiasmo per quel galantuomo là fuori le cui opere ho sempre sdegnato in automatico per il troppo successo, e compreso a quel punto che la Festa Einaudi per quell’anno era finita, penso: vedi, alle volte, come riusciamo a essere coglioni.

Commenti

Caro Rob, anch'io, senza volterlo, mi son sorpresa stesa dal "giallista altissimo e vendutissimo in libretti blu". Lo trovo fantastico....