Gli incontentabili - Gli incontentabili

Gli incontentabili di Roberto Moroni

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Cronache dal Salone del Libro/3

Img 0428Immagine di Che fine ha fatto Mr Y?Immagine di La Verità VadovunqueAccipicchia picchione! Come diceva quello: qualcuno ha deciso che come tutte le più belle cose durasti solo un giorno, come le rose, o mio incontro con Scarlett Thomas.
Scarlett ha scritto un libro che in Italia si chiama Che fine ha fatto Mr Y, e al cui apparire io, che sono uno maniaco dei libri appena tirati fuori dagli scatoloni perché ancora puzzano molto di rotativa e poco della polvere che stanno per prendere sugli scaffali, ho subito pensato: un romanzo con un esergo di Baudrillard e uno di Heidegger è il MIO romanzo, ovvero il romanzo che vorrei leggere, ovvero il romanzo che vorrei scrivere. (Perché sì, ecco una bella dichiarazione di poetica personale: io scrivo, più o meno in-fruttuosamente, romanzi non perché voglia comunicare alcunché, ma perché alla ricerca del romanzo perfetto – per me, s’intende – tagliato apposta sui miei gusti e le mie aspettative. Continuo a scrivere romanzi non perché ogni tot mi spuntino dal cappello storie fighe da raccontare, ma perché sono un incapace, un pigro, un incostante, e i miei tentativi di piacere a me stesso mi deludono costantemente e allo stesso tempo m’’incoraggiano a riprovarci, anche grazie alle delusioni procuratemi dai romanzi altrui). Il libro di Scarlett l’ho letto in una settimana-buriana, affondandoci dentro con tutte le mie obesità attuali, e quindi a volte affogandoci, complice una bibliografia di sostegno basata sulla fisica quantistica – per dire: in quel periodo ci fu chi, andando a vedere i miei acquisti su anobii, mi chiese se stessi preparando un romanzo di fantascienza – e sulle questioni ontologiche contemporanee, da Nietzsche/Heidegger ai post-strutturalisti – ma lì era roba della mia laurea e qualcosa ancora vagamente ricordo. Insomma, non mi ero ancora riavuto dalle nebbie di Mr Y che ero già preda, in un gioco di staffette, della spettacolarità dell’Entanglement, della relatività ristretta, del teletrasporto, delle Teorie del Tutto, delle superstringhe, del bootstrap… del bootstrap? Ehi, aspetta un po’. Ma il bootstrap, le superstringhe, i quark, ehi sono tutta roba che sta intorno a pagina 230 di un altro romanzo… IL MIO! Il vecchio, maltrattato, primo vero romanzo, La Verità Vadovunque, che, forse con minore tensione narrativa, con minore esperienza, con minore tutto (anche tette, certo) rispetto a Mr Y affrontava tuttavia la questione dell’interpretazione relativistica del Reale con gli stessi strumenti e la stessa ambizione di Mr Y, e con, però, la seguente differenza: al posto di Derrida, Heidegger e Baudrillard io ci mettevo Eraclito, Pitagora e soprattutto Wittgenstein, Wittgenstein, Wittgenstein a palate!
Vedi, Scarlett, ragazza con la rosea faccia da bella madonnina, alcune di queste cose dopo la presentazione io ho anche provato a dirtele, ma con un inglese talmente deficiente di terminologia tecnica che tu mi hai sorriso come si fa coi minus habens che tormentano gli scrittori importanti alla fine delle presentazioni perché anche loro hanno scritto un libro simile al loro e vorrebbero pubblicarlo ma, Scarlett, io questo libro l’ho scritto e pubblicato che son quasi dieci anni, e tu che la mattina dopo a colazione in albergo tavolo a tavolo ti sei limitata a farmi ciao con la manina senza venirmi a dire “certo che la conosco, La Verità Vadovunque, ma solo quando ho visto il tuo sguardo ho pensato di farlo pubblicare in Inghilterra”, vedi Scarlett, non cenerò con te e Loredana, stasera – avrei potuto, certo, ma le cose tra noi non hanno preso quella certa piega, avrebbero potuto, certo, ma così non è stato e, vuoi saperla una cosa, Scarlett? Francamente me ne infischio.