Gli incontentabili - Gli incontentabili

Gli incontentabili di Roberto Moroni

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La chiave d’accensione di una saga di sei o settecento pagine

2695107275 2F7E6A2713Alla storia della sindrome da foglio bianco io non ho mai creduto, ma neanche da lontano.
“La crisi d’ispirazione dello scrittore”. Stronzate da giornalista – lui sì a corto di idee – nell’atto del divulgare la vulgata, ovvero costruire la solita immaginetta a uso e consumo del popolaccio infame, di solito italico. Il quale, com’è noto, quando legge non legge libri, ma scrittori. Che devono rispondere ai soliti requisiti (bel faccino, vicenda personale tormentata, quel certo glamour che accenda la fantasia piccoloborghese tipo appunto “giovane fisico”, “firma prestigiosa”, “grande vecchio”, ecc).

Uno scrittore, se è uno scrittore, di ispirazione ce ne ha anche troppa, ché troppe sono le storie da raccontare*.

Il problema semmai, quello serio e vero, quello che veramente può bloccarti per anni e anzi farti passare per la testa (fino a convincertene) l’idea che sei tutto tranne che uno scrittore – il problema sta nel come scriverle, le storie.
E qui, riguardo a tale spinosa faccenda, temo che la risposta – come diceva quello – soffi nel vento. Se nella tua camminata trovi quella musica del fiato lì, quel particolare passo che si adatta al tuo respiro, è fatta. Altrimenti è un guaio: a meno di non appartenere alla vituperatissima razza dei cagalibri, grafomani manierati che han fatto della propria ipertrofia produttiva qualcosa che va avanti indipendentemente dal loro cervello, rischi di girare in tondo per mesi e anni; di perdere il lavoro, la famiglia e la salute mentale.

Ma è sempre, sempre una questione di come arrivarci, mai di dove andare. Quelli che non sanno dove andare, quelli che non sanno cosa raccontare, quelli – mi dovete credere – non sono scrittori.

Per quanto mi riguarda, ogni volta che mi sorprendo davanti al quaderno degli appunti – e succede, certo – a dirmi “E adesso? Cosa scrivo adesso?”, cerco di punire adeguatamente la mia stupidità. Un tempo bastava riprendere in mano Casa desolata, I Fratelli Karamazov, La schiuma dei giorni, L’Informazione.

Adesso, con Internet, è persino più rapido: basta andare qui, e qui.
Dove quasi ogni immagine è, da sola, la chiave d’accensione di una potenziale saga di sei o settecento pagine.

*C’è chi, a ragione, dice che dopo Omero e l’Antico Testamento tutto è stato raccontato. Giusto. Si copi, dunque. E via da capo.

Commenti

vero, vero vero.
Be', è esattamente cosi'. Diciamo che scrivere un romanzo è come fare un viaggio verso un punto che hai abbastanza preciso, con un un mezzo di trasporto che conosci. Ma le strade, quelle sono un'incognita. Spesso ti perdi, spesso fai delle deviazioni che non portano a nulla ma ti piacciono moltissimo, altre volte corri talmente che non vedi il panorama attorno a te. Altre volte il motore non si accende. Vedi la meta lontana nella bruma, ma non sai come arrivarci, non lo sai proprio. Ma c'è quel momento in cui scrivi e tutto funziona, nella tua testa e nelle tue dita, che è impagabile. e hai paura a smettere, perche' il giorno dopo sai che potresti ritrovarti di nuovo nel fango. Comunque, scrivere è questa roba qui, non altro. Ma chissà perché, a fare più fatica a scrivere, sono proprio gli scrittori.
Perché, se sono davvero scrittori, non barano. E se non bari, porca troia quant'è difficile.