Cronache Dal Salone del Libro/1
- Proposta: nei giorni del Salone del Libro, il Lingotto potrebbero chiamarlo il Mattone. Sembra una cosa caduta dallo spazio. Intorno c'è il nulla assoluto, in particolare niente sedie o panchine cui appoggiarsi per riposare, mangiare, fumare, o anche solo sfogliare i libri acquistati o i pacchi di cataloghi che ti appioppano come fossero volantini. Solo distese di panettoni antiparcheggio sui quali, però, è impossibile sedersi, dato il simpatico anello che vi spunta. Mi rendo conto che alcuni potrebbero gradirlo, sfortunatamente io non sono tra quelli.
- Abolizione di un preconcetto. O gli alunni della Scuola Holden si sono negli anni ridimensionati, oppure non sono poi così insopportabili come temevo. Anzi, alcuni sono adorabili. Può essere che c'entri la personalità sobillatrice di Baricco, che infatti pare non segua più la Scuola come una volta.
- Superba cena a base di pesce con Francesca Marciano in una trattoria dimessissima, lontanissima, carissima. Lei ha smesso di bere alcolici, quindi il vino l'ho tracannato tutto io. Da un certo punto in avanti non mi ricordo più niente, se non lei che sgrana più volte gli occhi. Il mio servizio censura funziona che è una meraviglia.
- Notato che i quadri femminili degli editori più importanti sono tornati a essere giovani, snelle, curatissime signore fasciate da abiti scuri firmati. Hanno sguardi rigorosi, direi inflessibili, portamenti eretti e un'aria da executive straniere.
- Il Salone del Libro non è come la Buchmesse, e nemmeno come Mantova: non ha mitologie. E' un gigantesco (ma nemmeno poi troppo) mercatone da cui alla fin fine tutti gli editori sperano di tornare con un po' di venduto.
C'è un'eccezione, però.
Sin dal giorno di apertura, tra gli addetti ai lavori non si fa che parlare di una cosa, solo di quella cosa, una cosa a cui tutti ambiscono e che, parimenti, tutti aspettano di lasciarsi alle spalle per poter iniziare a pensare ad altro: la famosa - e famigerata - Festa Einaudi.
Nonostante l'appannamento degli ultimi anni - più o meno da quando è stata assorbita dalla Mondadori - a Torino Einaudi è comunque squadra padrona e, come tale, tenuta a fare gli onori di casa. Da questo punto di vista, lo Stile Einaudi è quello antico, quello delle copertine dei Supercoralli e della grafica di Bruno Munari, quello unico al mondo, quello che persino Adelphi - pure fondata da fuoriusciti einaudiani - si sogna. Di conseguenza, la Festa Einaudi è evento che poggia su capisaldi di classe, raffinatezza ed esclusività. E siccome (come giustamente dice Petulia) ciò che è esclusivo è tale perché esclude, ecco salire l'angoscia tra editori, editor, agenti, scrittori. La Festa Einaudi è ristretta per definizione, taglia il superfluo e va all'osso, elimina la panna montata e raggruma la créme. Insomma, è una linea di demarcazione. Se sei invitato conti qualcosa, se no non sei nessuno.
Sentita ovunque in questi giorni, a tal proposito, la nenia ricorrente genere volpe e l'uva: son tutte cariatidi, io vado ai Murazzi alla festa di Minimum Fax.
- Incontro Tommaso Labranca affondato in un divano. Non ci vediamo da quindici anni. E' tutto diverso, ha addirittura scritto un romanzo, lui, l'antiromanziere. Lo vedo bene, ringiovanito. Forse un po' triste.
- Gian Arturo Ferrari, ovvero il lato oscuro della Forza. L'intelligenza rapida di questo signore dal corpo da primate mi mette sempre un po' paura.
- Perché portare le scolaresche al Salone del Libro? Lo so che si deve fare, ma forse è proprio quel "si deve" che fa sì che questi ragazzi diano a vedere un così plateale disinteresse per i libri.
- Seduto accanto ad Antonio Franchini, altro potentone Mondadori, fisico magro e nervoso. Quelli della Holden recitano pitch per film tratti dal suo libro, dal mio e da quello della Agus.
- Come in ogni evento di questo tipo, ci sono sempre persone che non devono vedere altre persone, e improvvisamente prendono una fuga da cartone animato.
- Straordinaria la faccia di Carlo Massarini (ex conduttore, tra l'altro, di una trasmissione di un mucchio di tempo fa chiamata "Mediamente") nel sentirsi dire dalla receptionist del Meridien che "l'hotel è wi-fizzato solo nelle aree comuni, e comunque a pagamento".
- Semplicemente grandiosa Violetta Bellocchio. Tutta abbronzata, sana e tonica come l'acqua di montagna, con in più una scollatura che rende laido anche un seminarista, di quelli convinti, però. Insieme ad altri autori, leggeva brani del libro cui ha collaborato. Le ho dato buca per la serata causa l'unico motivo per il quale si può dar buca a una del genere: la Festa Einaudi, ovviamente.
- Altre arriveranno.

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