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Gli incontentabili di Roberto Moroni

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TVSorrisi&Canzoni e Il Grande Romanzo Italiano

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Dal secondo dopoguerra in avanti, la principale ossessione dello scrittore medio d’oltreoceano è stata l’idea, e la possibilità, di scrivere il Grande Romanzo Americano, ossia una sorta di bildungsroman collettivo che attraverso una commistione di pubblico e privato, fiction ed evento storico reale, in qualche modo incarnasse quel complesso sentimento di ascesa e caduta, ottimismo e rassegnazione, speranza e delusione, opportunità e vizio, splendore e miseria che da sempre fa capo all’immaginario statunitense che pensa sè stesso – o a cui piace pensarsi in questi termini.

Alcuni casi di successo si sono effettivamente verificati, da Roth a De Lillo, da Ellroy a Wolfe e via dicendo, a seconda delle chiavi utilizzate.
Naturalmente ciò non poteva non dare origine a un analogo desiderio anche qui in Italia.
A noi però è andata in un altro modo – un modo fallimentare – per una moltitudine di motivi, alcuni dei quali (quelli noti, diciamo) sono quasi tutti legati al famigerato carattere nazionale. Ovvero gli stessi che hanno sancito la riuscita dell’idea/ideale, se così si può chiamare, negli Stati Uniti.
Non molti, quaggiù, hanno effettivamente provato a cimentarsi con il Grande Romanzo Italiano, e praticamente nessuno è riuscito nell’impresa: se si pensa che i maggiori successi in questo senso li ha registrati un romanziere straordinariamente mediocre come Alberto Moravia si avrà una misura del problema.
(Paradossalmente in ambito cinematografico/televisivo è andata molto meglio, da C’eravamo tanto amati a La meglio gioventù, ma questo è un altro discorso).

Bene. Questa mattina, andando a comprare i giornali, ho visto i (giganteschi) cartelloni pubblicitari di TVSorrisi&Canzoni pubblicizzare la loro ultima iniziativa in tema di allegati.
Voi lo sapete, TS&C è il settimanale più letto in Italia negli ultimi cinquant’anni, solo di recente scalfito dal successo di altri periodici orientati verso il gossip. A TS&C il marketing è roba di famiglia: chi ci lavora ce l’ha sulla punta delle dita.
Ora, il fatto che il settimanale abbia deciso di allegare a sè stesso la collezione degli album dei Doors, per me è qualcosa.
Perché è chiaro: tra TS&C e i Doors c’è non un buco, ma una voragine sotto-cultural-generazionale.
Il problema è che 1) non è la prima volta che succede una cosa del genere, 2) il marketing di TVS&C è infallibile per definizione.
Questo è precisamente il punto.
Anzi, essendo un punto fermo, lo prendo come un punto di partenza.
Lo scrittore che, oggi, sarà in grado di colmare in modo credibile la succitata voragine, sarà autorizzato a pensare non di aver scritto, ma almeno di essersi chiesto chi siamo e da dove veniamo, e dunque aver di provato a scrivere il Grande Romanzo Italiano.
Pensateci.

(UPDATE: se ne parla anche qui, ma la cosa viene attribuita al “postmoderno”).

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Commenti

ogni volta che il mondo perde un po' di senso si usano espressioni come "postmoderno", "cult", "trash intelligente", nello sforzo disperato di far collimare ciò che non può stare insieme: come i doors e il telegattone. credo sia il tentativo di reggere la dissonanza cognitiva che questo comporta, il problema è che capita troppo spesso.
moravia un romanziere straordinariamente mediocre? MA VIENI! finalmente. eppoi, a ruota libera, già mentre stavo leggendo le prime righe mi veniva da pensare a "American Tabloid". e poi spunta Ellroy. giustamente. coerentemente. ma vogliamo mettere? è che in italia gli scrittori sono affascinati dal loro ombellico. che si può scrivere anche con due elle, secondo il de mauro/paravia. e ha altre varianti come omblico o umbilico. ma non mi sembra una buona ragione per continuare a parlarne. ecco.
Tra i Doors e Sorrisi non c'è alcuna voragine! Da questo giudizio lapidario e non argomentato (che mi auguro susciti riflessioni) passo a una richiesta di precisazione: Roberto, tu scrivi trattarsi de "la collezione degli album dei Doors" mentre Marchionni parla di "Best of". Qual è la versione corretta? Dovessi scommettere direi "Best of". [butto lì qualche cazzata: c'è gente che ha paura di entrare in libreria e in biblioteca perché non si sente all'altezza della situazione; idem, credo, in un negozio di dischi serio; da Buscemi (relativamente al settore "Classica"), a Milano, ho un po' di timore anche io: il commesso sa tutto e schernisce i neofiti ad alta voce (non me: io non gliene do modo ma potrebbe demolirmi al primo assist che gli facessi)] Moravia pare mediocre anche a me ma sinceramente non lo trovo un esempio calzante per parlare di Grande Romanzo Italiano e Grande Romanzo Americano. Ciao.
Su Moravia non era per fare lo scassacazzo. Neanche a me vengono altri esempi di scrittori italiani che potrebbero calzare. Questo la dice lunga sul fallimento di cui parli.