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Gli incontentabili di Roberto Moroni

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Morte dell’editoria culturale italiana

Missione dell’editore parte prima: pubblicare, pubblicare, pubblicare. Quando senti un editore dire che in Italia si pubblica troppo e si legge poco, tienitene lontano: sta ciurlando nel manico. Se in Italia si pubblica troppo, infatti, è colpa colpissima colperrima sua (e di chi altri?).
Perché per l’editore pubblicare tanto è appunto la prima parte della missione. Pubblicare il più possibile (non importa cosa, non importa se fa schifo, non importa se non hai lavorato sul testo, sulla confezione, sulla promozione), pubblicare a quintilioni di fantastiliardi solo ed esclusivamente per ottenere più spazio possibile in libreria. Pubblicare per ottenere più potere, più visibilità, più quota di monopolio. Pubblicare per pubblicare.
Missione dell’editore parte seconda: pubblicare potenziali bestseller andando a ruota dell’ultimo libro di successo, mettendo cioè impegno non nell’inventarsi qualcosa di nuovo che può fare il botto, ma nel riprodurre pedissequamente i successi altrui.

(Perché poi dicono che la tv italiana fa schifo, che non ci s’inventa nulla di nuovo e che è solo Isola 7, Distretto 9 e Ciao Darwin 14, non so se mi spiego).

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Commenti

In effetti è vero, il problema dell'editoria italiana è duplice. Direi però che già arrivare ad essere pubblicati è un miracolo...In genere nessun editore ti pubblica se non sei conosciuto, ma come fai a farti conoscere se nessuno ti pubblica? Da un certo punto di vista il meccanismo è comprensibile perchè in Italia il mercato è molto diverso da quello degli S. Uniti dove uno scrittore quotato può vivere del proprio lavoro. Gli italiani che leggono sono circa il 10%, da ridividere naturalmente per età, preferenza di generi letti ecc. Non penso si esportino molti libri italiani per cui si tratta di un mercato esiguo che rimane all'interno dei confini nazionali. E se la situazione è così chi si prende la briga di rischiare sulla propria pelle? Parlo naturalmente da aspirante scrittrice per cui il tutto ciò mi brucia molto ma questa è la realtà. Una soluzione potrebbe essere quella di esportare i libri per tutto quell'indotto di italiani che vivono all'estero e ce ne sono molti, basta andare sul sito www.italiansonline.net ed osservare. Ma bisogna prendersi la briga di rivedere le proprie strategie commerciali...e questo costa energia fisica, mentale e naturalmente porta con sè una dose di rischio. D'altronde nella vita se non "ci si prende la briga di qualcosa"...nulla cambia.
Esistono anche i programmi della moglie di Costanzo... :)
Mamma mamma, voglio fare l'agente letterario. Il mercato italiano ha sempre sofferto per le poche esportazioni. E' uno dei nodi strutturali insieme ad altri mille nodi negativi. Insomma, l'editoria italiana ha bisogno di pettini.
Mah. Ma chi compra più libri da questi editori? Io, premettendo che leggo tantissimo (da uno a due romanzi a settimana), da circa vent'anni non regalo più soldi né alla Mondadori né a Feltrinelli e a chi per loro. I libri li compro solo nelle bancarelle, e molti di essi sono "datati" (ultimamente mi sono procracciato, per sei euro, i due volumi di 'Passo di danza', di Aldous Huxley, pubblicato da Mondadori negli Anni Sessanta e mai più ristampato; e la copia de "Il giovane Holden" in mio possesso è quella originale della Einaudi... Mondadori e la Einaudi di una volta... bei tempi, allora!). Altrimenti scarico tutto da Internet e lo stampo. Ho fatto così con Douglas Adams e con Thomas Pynchon (le opere complete!)... Gli editori infinocchiano solo la gente con quello che propinano oggi! La cosa triste è che la gente, soprattutto i giovani, contrariamente a quel che si dice i libri li comprano, eccome! Peccato che si lascino persuadere dalla pubblicità e vadano ad attingere alle false sorgenti...
A 25 anni sono giovane? Dite voi. Il mio osservatorio è privilegiato per parlare di questa categoria sociale. Da ciò che vedo i giovani di libri ne comprano pochi e ne leggono pochi (ma sempre più di quelli che comprano). Ci sono le biblioteche, c'è Il Libraccio, le bancarelle. I giovani si vergognano meno di avere in mano un libro vecchio, anzi il libro vecchio fa fico, è più vintage, e in tempi di pantaloni sdruciti si addice al figurino. Sulla metropolitana, quelli coi libri nuovi in mano sono per la maggior parte gente tra i 40 e i 60 anni. Oggi una signora aveva in mano una copia di un libro di Izzo, visibilmente nuovo. I trentenni leggono le peggio cose. Quando non sono "pelatini" con in mano riviste di informatica. Scaricare libri da Internet. Non lo faccio. E' uno sbattimento (i'm lazy!), non ho mai avuto voglia di cercare le fonti e poi sono troppo occupato a trovare musica. Mi piace il libro anche nella sua fisicità. Comunque giudico chi scarica i libri da Internet un tipo sveglio e anticonformista, quindi apprezzabilissimo. Di Mondadori non compro più nulla nemmeno io e sconsiglio a tutti i miei conoscenti di farlo. Buono e giusto mi sembra invece finanziare alcune meritevoli piccole case editrici di cui non farò i nomi. Marco