Gli incontentabili - Gli incontentabili

Gli incontentabili di Roberto Moroni

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Voce spenta

Tempo fa mi è stata richiesta una voce da pubblicare in una specie di “dizionario d’attualità” come tanti se ne fanno.
La voce è poi stata rifiutata con la motivazione che sarebbe stata troppo “diversa” da quelle stese da altri.
(I particolari
qui).
La pubblico quindi di seguito.



aumentato/diminuito. Non è una parola, comunque non in virtù del fatto che due participi passati saldati da una slash possano diventarlo. Semmai, per usare un termine fin troppo in voga, un meme o, con migliore evidenza, una dialettica. Esempi di ciò sono innumerevoli a ritrovarsi nel quotidiano, e proprio per questo – per non generare equivoci e confusione – è d’obbligo la distinzione tra il mero aumentare o diminuire un volume sonoro agendo sui cursori di un mixer o sulla rotella dell’iPod, tra l’aumentare o diminuire il livello di liquido dentro un recipiente, tra l’aumentare o diminuire delle transaminasi di un fegato umano, e invece il consapevole atto dell’aumentare/diminuire finalizzato a variare significativamente l’essenza dell’oggetto. Aumentare/diminuire presuppone la volontà creatrice (e quindi non semplicemente modificatrice) di un soggetto agente, che appunto crea l’oggetto proprio a partire dalla distribuzione di eccesso o difetto del carattere cui intende dare preminenza. Si comprenderà quindi come, nell’era in cui nettezza ed equilibrio, precisione del disegno e distanza dagli eccessi assumono la fisionomia di disvalori piuttosto che il contrario – in aperta opposizione alla tradizionale nozione di concinnitas per cui è l’armonia tra le forme costitutive di un’opera a legittimarla sul piano estetico, a creare il Bello, insomma – l’atto di aumentare/diminuire divenga centrale e fondativo.
Aumentare/diminuire si configura innanzitutto come esigenza di mercato. Il pubblico mostra stanchezza per l’accordo musicale pieno e squadrato, trovando che la sua orecchiabilità svenga nel prevedibile, nel già sentito. Il musicista accorto scoverà dunque nella variazione aumentata/diminuita dell’accordo medesimo la chiave, il gancio per un ascolto più croccante, applicando una parabolica per una curva a due ruote. Aumentare/diminuire significa afferrare l’idea principale e sottometterla a un processo di boosting, di rigonfiaggio, dilatazione o, al contrario, risucchio, sottrazione, toglimento: insomma, individuato il quid chiave – ovvero ciò che si desidera far assurgere allo status di produttore d’identità – esso va stressato e portato all’estremo così da renderlo
clamoroso: solo affidandosi a questa procedura, oggi, si è certi di creare un carattere buono a ottenere la visibilità totale (quindi ottimale) sul mercato – e intendiamo qualsiasi genere di mercato.
Nulla che sia men che clamoroso – e arriviamo qui al teorema – è infatti vendibile.
La suddetta produzione d’identità può peraltro (e spesso deve) essere disgiunta dal carattere apparentemente più intrinseco all’oggetto. In altre parole: la qualità oratoria di un Giuliano Ferrara, pure indiscutibile, non potrebbe in alcun modo aspirare al ruolo che mediaticamente occupa senza il ricorso all’asserzione dell’istanza fisiognomica (dimensioni fisiche, peso), perfettamente accordata alle caratteristiche “boosted” della propria vena, pur non per questo direttamente riconducibile al “vero” carattere (abilità dialettica, aggressività, ecc). Un libro, un film, o altro oggetto presente nel mercato delle idee e destinato al grande pubblico non potranno evidentemente godere di un aumento/diminuzione a livello di contenuti, dovendo attenersi, proprio per l’aspirazione a un larghissimo consumo, entro le soglie della “medietà di massa”. Si provvederà dunque a dotare tale merce di un aumento/diminuzione di altro genere, per esempio a livello di pubblicità, distribuzione, ecc. Il “boosting” dei prodotti di massa non avverrà così attraverso “modifiche creative” allo snodo della trama, alla copertina e al paratesto (per i libri), alla sceneggiatura, agli attori, allo stile registico, alla colonna sonora (per i film), tutti elementi che per definizione devono essere più il “medi” possibile. In questi casi, il “boosting” avverrà tramite una campagna promozionale esagerata (cfr. Giorgio Faletti, “Il più grande scrittore italiano” secondo Antonio D’Orrico,
Corriere della Sera Magazine); una distribuzione colossale (occupazione massiva delle sale cinematografiche; superpile in libreria e tirature gigantesche che diventano, paradossalmente, motivazioni d’acquisto citate nei flani come parte integranti dell’opera, quasi che l’enormità della tiratura fosse un pregio dell’opera in sè – similmente alle prove onto-tautologiche dell’esistenza di Dio, secondo le quali Dio non può non esistere perché avendo tutte le qualità non può mancare di quella dell’esistenza); una calata mediatica degli autori e/o attori che vengono spalmati su radio/giornali/tv con assalti di spaventosa aggressività, motori di una vera e propria coercizione al consumo.

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